lunedì 10 novembre 2008

Libertà e conformismo


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Sono di ritorno dalla Commissione Paesaggio e Territorio del Comune di Parabiago, in teoria una commissione che dovrebbe esprimere pareri in merito l’architettura dei progetti presentatici, in realtà una commissione priva di potere, una commissione il cui parare non è per nulla vincolante. Insomma un esercizio.
Come quasi tutti i progetti che ho avuto modo di vedere in questo anno di attività devo di dire che il livello medio generale è davvero molto ma molto basso. Bassissima la qualità grafica, che per il vero nelle ultime commissioni, probabilmente anche a causa nostra, sta migliorando, e infima la qualità architettonica, tranne qualche rarissimo caso. Non un riferimento ad architetture che siano altre rispetto le architetture contemporanee che si vedono sorgere ogni dove nella nostra tristissima provincia, non un riferimento ad architetture del recente passato moderno, non un riferimento ad architetture contemporanee che si costruiscono in tutta Europa.
Da noi è di casa il carino, il grazioso, da noi sono di casa i tetti con i grandi sporti di gronda, le finte colonne, i timpani. Verrebbe da chiedersi: da noi è di moda l’architettura classica? no, da noi è di moda il carino e contro il carino e il grazioso in architettura continuerò a combattere, almeno quanto contro il moralismo, il perbenismo e il conformismo in politica come nella vita sociale, e per questo, come ha giustamente osservato il mio grande amico Don Alberto, mi attende un futuro forse un poco solitario.

Già perché l’Italia di questi anni è la patria del finto, del conforme, la patria delle libertà? non credo, il conformismo non è libertà. Sono gli anni della speculazione selvaggia, non gli anni della ricerca insistente, gli anni delle villette estruse e trasformate in palazzi di 3 o 4 piani. Sono gli anni del finto classico che non poggia su nessuna delle regole su cui si è fondato per secoli il classicismo. Sono anni in cui per quieto vivere passano nelle commissioni progetti che nessuno ma dico nessuno prenderebbe neppure in considerazione in una qualsiasi aula scolastica di un qualsiasi corso di un qualsiasi paese di una qualsiasi facoltà di architettura. Sono gli anni del moralismo, gli anni in cui non si sbaglia o si addita chi prova, chi ricerca, e poi magari sbaglia – chissà perché invece a me quello che ci prova e sbaglia mi sta più simpatico di quello che non sbaglia mai ma non cerca nulla… –, e per non sbagliare si crescono ragazzi/automi senza spina dorsale, ragazzi che facciamo protestare una volta ogni tanto come per farli sfogare – a proposito dov’è finita la protesta negli atenei? 2500 concorsi da ricercatore che hanno nomi e cognomi, possibilità chiuse per anni a ricercatori senza papà e la protesta? Sciolta come neve al sole –.

Ci sorprendiamo? No. O almeno non più di tanto. Da noi la televisione è monopolizzata dai politici superstar, opinionisti principe che fanno salire l’odience – o almeno così dicono i vari Vespa, Costanzo, Mentana, ecc –, essi sanno tutto: dal calcio all’economia, dall’avanspettacolo alla politica estera, dalle politiche sulla scuola alle politiche pianificatorie e urbanistiche, sanno tutto di storia, filosofia, architettura, economia, costume, società, i politici italiani sanno tutto. E in un paese che non progetta questa strana e italianissima tendenza per caduta verticale colpisce tutte le amministrazioni: le regioni, o meglio gli amministratori regionali – super presenti ovunque chiamati e super osannati da speaker e giornalisti pronti a tutto per un loro cenno di apprezzamento, vedi la sei giorni di Milano di ieri –, provinciali e comunali; la cultura italiana e la società italiana sono in mano a una classe politica autoreferenziale, spesso autorappresentativa e autoelettiva – solo il PD ha fatto e sta facendo, ma bisogna capire quanto andrà avanti a farlo, un salto di qualità in questo senso con delle primarie aperte, si fa per dire, a tutti –.
In un paese così mi capita sempre più spesso di esprimere pareri differenti e contrari, pareri scomodi?, non so, sicuramente scomodanti, almeno quanto inutili e autolesionistici. E allora oggi ho espresso un parere fortemente negativo su un’architettura che gli altri inizialmente quasi approvavano, “ma perché sei così contrario [mi obbiettavano, perché fa schifo? Dicevo io], da noi si costruisce così…”, “ ma insomma, in fondo in fondo che te ne frega, anche per noi è brutta ma perché devi essere così contrario? Tanto è già tutto brutto quello che c’è una cosa in più o in meno” [aggiungo io, perché farsi dei nemici inutilmente. Risposta: per la libertà che in questi anni grandi amici mi hanno insegnato ad apprezzare e ricercare].

Ma perché abbiamo perso la capacità di ragionare, di sperare, di progettare? Perché i nostri territori devono rimanere nelle mani di politici incompetenti e spesso accomodanti e commissari super accomodanti o accomodati, in mano a speculatori senza scrupoli e quasi sempre, non sempre, senza cultura architettonica? Perché piuttosto di guardare le brutte architetture vicine, o spesso limitrofe, non guardiamo alle belle architetture siano esse non lontane – basta andare nel canton ticino, a Mendrisio, a Lugano, Bellinzona, ecc – o a quelle lontane qualche centinaio di chilometro. Perché non possiamo pensare a una pista di atletica interna a un quartiere o a una strada che sia anche pista di atletica e di ciclismo, come in Belgio, perché non possiamo anche noi pensare a quartieri diversi, perché anche noi non possiamo avere scuole adeguate, interventi pubblici sapienti costati fatica e non qualche decina di giorni – ha rabbrividito pure l’architetto capo dell’ufficio tecnico di Parabiago quando gli ho detto che a Nerviano presenteranno rilievo e progetto in quindici giorni (vedi post precedente) –, piazze progettate rispettando la storia e il carattere dei luoghi e al significato degli stessi, quartieri pubblici come se ne facevano anni fa o come oggi se ne fanno in tutt’Europa? Perché?

In foto. Progetto per un quartiere con pista di atletica/strada al suo interno. Belgio.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dai Fabio, smettila con questo salvagente che lanci sempre al PD... non vedi che sono come gli altri? Le primarie "democratiche" sono state ovunque come i concorsi per i ricercatori: già con il nome e il cognome... sul resto del post ci medito... è che non ho ancora capito il tuo concetto di bello!

Fabio Pravettoni ha detto...

Per quanto riguarda il salvagente: sai rimango un romantico e spero sempre in un partito democratico sociale e liberale, magari davvero radicato nel territorio, il partito dei Rossi, dei Salvemini, dei fratelli Rosselli, di Bobbio, ecc, il partito di Zapatero, il PSOE o il PSOC (catalogna).
Sul concetto di bello: è difficile esprimersi in poche righe. Mi vengono in mente le parole di Aldo Rossi, che a sua volta citava quelle di Cezanne: dobbiamo puntare a fare Architettura per i Musei. Attenzione, fare architettura per i musei non vuol dire fare architettura da esporre in un museo, ma fare architettura inserita in un contesto molto più ampio, in una storia molto più ampia, fare un progetto inserito nella storia dell'architettura, o che almeno prova a essere inserito in quella storia. Quindi non mi piacciono le opere pensate in cinque minuti, o le opere che non si riferiscono, che non rimandano ad altre, vicine e lontane, o le opere che non fanno venire dubbi, o le opere speculative, in una parola le opere facili. Mi piacciono quelle inquiete, che fanno venire dubbi, che si riferiscono a una cosa più grande di noi abitanti di questo secolo. Ma di questo riscriverò più avanti...