mercoledì 20 febbraio 2008

Una Casa della Cultura








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Boris Pahor in Necropoli ricorda che con l’incendio, da parte dei primi fascisti italiani, del Narodni Dom sloveno a Trieste del 1920, iniziò la devastazione etnica che per tutto il XX secolo ha messo in ginocchio l’intera penisola balcanica. Tanto era importante quella casa che da quell'incendio la storia cambiò.

A Barcellona esistono centri di cultura catalana, ma anche in Francia, in Germania, in Svizzera, per dire paesi vicinissimi a noi, esistono luoghi dove studiare, parlare, ritrovarsi, vedere mostre, luoghi altri rispetto le biblioteche e le mediateche, luoghi spesso legati al filo conduttore della cultura locale. Persino nella piccola Vigo di Fassa esiste la Ciasa della Comunità Ladina.

Certamente gli anni del leghismo hanno avuto un merito in Lombardia, hanno fatto capire a tutti che è necessario, direi fondamentale, riappropriarci delle nostre radici culturali. Riappropriarsi delle proprie radici culturali secondo me non significa escludere gli altri, ghettizzarsi in uno stato regione, o iniettare tra la gente la paura del diverso, sia esso meridionale, albanese, o peggio, comunista. Riappropriarsi delle proprie radici significa innanzitutto studiare il proprio passato, la storia socio economica, militare, architettonica, studiare la pittura, la scultura, studiare soprattutto le contaminazioni che hanno portato alla formazione di una cultura nuova e spesso diversa da quella iniziale. Riappropriarsi delle proprie radici significa anche studiare la propria lingua.
Credo sia giunto anche in Italia il momento di affrontare alcuni temi da troppi anni monopolizzati unicamente da una cultura pericolosa, penso ai richiami di Pontida o al dio Po, una cultura a volte razzista, dura, certamente troppo folcloristica e inconcludente – la prima volta che la Lega Nord Lega Lombarda andò al governo fu nel 1994. Dopo 14 anni, di nuovo, la stessa alleanza elettorale. Nel frattempo nessun vero cambiamento in senso federal separatista, solo tanto folclore –.
Recentemente alcuni ragazzi del mio piccolo paese hanno organizzato una mostra sulla riscoperta di alcuni lavori antichi, mostra che ovviamente ha ricevuto il plauso di tutti i politici, di destra e di sinistra. Unendomi a quel plauso dico che bisogna andare oltre – so che l’intenzione di quei ragazzi, che conosco è già di andare oltre... –, oltre il folcloristico, oltre il vernacolare ricordo dei "bei" tempi passati e oltre la memoria di un passato lontano; ora è tempo di ripartire, è tempo di utilizzare quel passato per progettare il futuro di una città, di un paese, di una comunità.

Perché non pensare quindi anche a Nerviano a costruire una vera Casa della Cultura? Una casa lontana dal palazzo, lontana dalla politica, aperta a tutti, progressisti e conservatori, operai e studiosi, un po’ biblioteca e un po’ museo, un po’ centro sociale e un po’ circolo per anziani. Magari nella vecchia torre, o nel vecchio Municipio, o in un luogo ristrutturato appositamente. Un luogo dove trovare internet gratuitamente, dove trovare le informazioni che stanno troppo strette in biblioteca, un luogo da cui ripartire per cercare le proprie radici e insieme per cercare di trovare tutti insieme una via comune verso cui incamminarci, e finalmente smettere di stare fermi.

1 commento:

Nerviano ha detto...

“A Barcellona esistono centri di cultura catalana, ma anche in Francia, in Germania, in Svizzera, per dire paesi vicinissimi a noi, esistono luoghi dove studiare, parlare, ritrovarsi, vedere mostre, luoghi altri rispetto le biblioteche e le mediateche, luoghi spesso legati al filo conduttore della cultura locale.”

Dici bene Fabio, “luoghi spesso legati al filo conduttore della cultura locale” noi invece, abbiamo lungamente dimostrato di non essere ne conservatori, ne progressisti. Non siamo mica ignoranti sai, siamo spenti, assenti, lontani e disinteressati, ovviamente a buon favore di chi governa. ....altroché nella vecchia torre....siamo già fin troppo lontani dal palazzo, la Casa della Cultura fosse per me la farei addirittura dentro l’ufficio tecnico.
Va beh.... dobbiamo proprio svegliarci! Dobbiamo ripartire, ritrovare orgoglio e dignità. Un buon risveglio però merita occhi aperti e mente attiva. Inutile guardare troppo avanti e troppo alto, per capire cosa manca a Nerviano, basta guardare fuori dal cancello di casa propria. Io e te ad esempio, viviamo nelle vie comunali più schifose di nerviano, pur di non percorrerle, tutti i giorni facciamo + Km, passando dalla scuola alla piazza. Ma sì! come quei giovani....guardiamo anche noi oltre. Oltre cosa poi?!?! Oltre lo schifo? Oltre ciò che non funziona? Oltre ciò che non vogliamo vedere? ...un ipotetico e nuovo progetto andrebbe presentato all’analisi dei nostri amministratori comunali, gli stessi che in tutta tranquillità, ti fanno accettare di vivere in una via in piena violazione del codice della strada. Sai cosa penso? Bisognerebbe anteporre alla “Casa della Cultura”, la “Strada della Cultura”. Cultura del diritto e del dovere, cultura della solidarietà, cultura della legalità. Una strada da percorrere, che ci permetta di guardare oltre sì! ma senza sfuggire ed affrontando di petto i problemi che ci assillano nel quotidiano. Una strada da percorrere e finalmente smettere di stare fermi a sognare.
Una strada che possa davvero portare alla “Casa della Cultura”. Già!!!

PS. Avevi ragione! divertente commentare direttamente sul blog.
Ciao
Ale